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vi presento NICOLO' GOVONI

Pubblicato: 28/10/2018 16:34:09
Categorie: Ultime notizie

Non molti conoscono Nicolò Govoni, e fino a pochi mesi fa non lo conoscevo nemmeno io, fino a quando, una sera, mi hanno inviato il link della sua pagina Facebook.

Lui un ragazzo di 25 anni, un ragazzo all' apparenza come tanti, ma sono bastate alcune foto, e poche righe del suo racconto per capire che in realtà si trattava di un ragazzo veramente speciale.

Ho iniziato a seguirlo.

Sono rimasto molto colpito dalla determinazione, dal coraggio e dalle sue ambizioni, a 20 anni decise di dare un senso alla sua vita e partì, con uno zainetto in spalle, come volontario in un orfanotrofio nell'India Meridionale, dove, poco dopo, si trasferì definitivamente.

Gli anni a venire sono stati un susseguirsi di traguardi ed obiettivi raggiunti, raggiunti con tanta fatica, ma sicuramente pregni di grandi soddisfazione (vi allego, in coda a questo articolo, la sua storia, affinché possiate conoscerlo anche voi).

Ho iniziato ad interessarmi al suo operato nella scorsa primavera, Nicolò si trovava in un campo profughi a Samos, in Grecia, a coordinare un piano educativo per bambini rifugiati, sfuggiti dalla Guerra. Il suo obiettivo è il bene dei bambini e ragazzi, da subito mi disse che il suo sogno era quello di riuscire ad aprire una scuola, per poterli accogliere, educare, e togliere dalla strada per gran parte della giornata... beh, in pochi mesi questo suo desiderio è diventato realtà, merito del suo impegno e della sua determinazione: a settembre 2018 aprono le porte di questa scuola.

Un grande aiuto a sostegno della sua forza è la fiducia che è riuscito a trasmettere ai suoi follower (la sua famiglia, come lui stesso la definisce), una famiglia che lo aiuta come e quando può, a realizzare i suoi obbiettivi, un vero e proprio movimento, tutti pronti a rimboccarsi le maniche, contribuendo concretamente a sostegno della Sua Missione "Still i Rise".

La pubblicazione del suo libro “Bianco Come Dio" in libreria è la più grande occasione per la sua missione: grazie al ricavato verrà costruita una biblioteca in India.

NonSoloGiocattoli, da sempre dalla parte dei bambini, sostiene la missione di Nicolò, infatti l'intero ricavato della vendita del libro verrà devoluto a favore delle iniziative umanitarie da lui promosse, insieme abbiamo valutato come investire quanto raccoglieremo con la vendita in negozio, e il suo desiderio sarebbe quello di iniziare a servire anche i pranzi nella scuola a Samos, in quanto la vera emergenza è il cibo, nel campo i bambini non mangiano.

Acquista il libro da noi per aiutare Nicolò a realizzare due progetti: la biblioteca in India e il servizio mensa nella scuola.

Se puoi acquistare il libro, per favore fallo: BIANCO COME DIO (clicca qui per acquistarlo) e devolverai interamente i 17€ (prezzo di copertina) a sostegno di Nicolò.

Aiutateci a supportare il sogno di Nicolò!
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Significherebbe tantissimo per lui, e per la Sua Missione.

COMPRA "BIANCO COME DIO" nel nostro ShopOnline ---> BIANCO COME DIO

in negozio: via Navene 19, Malcesine VERONA T 0456 570300

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Questo è Nicolò, e questa la sua storia, non potrete non provare ammirazione per questo ragazzo di 25 anni, buona lettura.

Ho iniziato a scrivere nel momento più cruciale della mia vita, quando, inconsciamente, dovevo decidere chi sarei diventato. Era il 2013. 

Sono nato a Cremona. Non ci vivo più. Sono nato il 17 marzo 1993, figlio di uno sbaglio e di grande amore. Sono cresciuto con i nonni, che mi hanno insegnato la compassione, e a mangiare la frutta. Sono cresciuto leggendo libri, tagliandomi i capelli di rado, e sospirando sempre per la ragazza sbagliata.

La mia infanzia profuma di biscotti, e pesche, e piedi nudi d’estate. Sono un bambino felice e solitario. Poi sono adolescente, e non ho un rapporto con mio padre, e infrango ogni regola, e disdegno lo studio accademico. Continuo a leggere, però. Continuo a inseguire la ragazza sbagliata. 

Ho diciott’anni e mi sento vecchio. Vivo in un paese che cannibalizza i propri figli e si pulisce i denti con le loro ossa. Fallisco, ancora e ancora. Prendo i miei fallimenti e ci faccio una collana. È una collana pesante. “Non andrai da nessuna parte,” dicono i miei insegnanti. “Ci rinuncio,” pensano i miei genitori. Ho diciott’anni e mi sento vecchio. 

La ragazza sbagliata, dopo tanto sospirare, mi fa un grande favore, mi spezza il cuore in un milione di piccoli pezzi. “Questa società è profondamente sbagliata,” mi dico allora. “Abbiamo tutti rinunciato ai nostri sogni, e ci va bene così. Ci va bene questa vita preconfezionata. Ci va bene non esistere. Ci va bene arrenderci, e accontentarci e scegliere un dolore facile anziché un’impervia vittoria.” Mi guardo intorno, e in questa piccola città non cambia mai nulla. “Io merito di meglio.”

A vent’anni parto per fare volontariato. Non ne posso più, sono vuoto e lo sono da tanto, e così quando metto piede in un piccolo orfanotrofio nell’India meridionale, i miei bambini trovano spazio in abbondanza in cui insediarsi. Quello spazio è il mio cuore, che prima riecheggiava vuoto e poi, dopo quell’estate di lavoro e amore, si colma. 

Da qui, cambia tutto. Mi metto a scrivere. In Italia raccolgo fondi per costruire un dormitorio nel mio orfanotrofio. Mi trasferisco in India per dedicarmi completamente ai miei bambini. Lo faccio con una promessa, usare la mia fortuna di ragazzo bianco e occidentale per prendermi cura di loro. In India m’iscrivo all’università, dove studio giornalismo e, al contempo, inizio a insegnare a bambini svantaggiati. Nel 2014, l’orfanotrofio rischia la chiusura a causa delle nuove norme governative che penalizzano le piccole fondazioni. Raccolgo fondi per costruire un muro perimetrale intorno all’istituto, salvando così l’orfanotrofio. Fondo una ONLUS a supporto della mia Missione. 

Nel 2015 pubblico “Uno”, il racconto delle vite dei miei bambini, grazie alla fiducia di una piccola casa editrice. “Uno” è una storia personale, un’epistola a me stesso, roba oscura, spesso caotica, ma profondamente speranzosa: il racconto di un ventenne desideroso di gridare al mondo come, dopo essersi quasi arreso allo status quo, ha trovato il coraggio di vivere davvero.

Scrivo di me e di venti orfani sperduti chissà dove in un villaggio del terzo mondo, eppure migliaia di lettori—come non lo so neanch’io—si radunano attorno alle mie storie, alle Nostre storie, dapprima con parole d’incoraggiamento, poi contribuendo concretamente, e infine partecipando alla mia Missione. Questi di cui parlo siete voi, la mia famiglia. Questi Siamo Noi. Nel 2016, mandiamo tutti i bambini dell’orfanotrofio a scuola e tre dei ragazzi più grandi all’università.

Nel frattempo lavoro per testate quali BBC, South China Morning Post e Metropolis Japan, specializzandomi, a differenza della maggioranza dei giornalisti, nel dare voce a coloro che ne sono privi, agli oppressi, ai dimenticati. Nel 2017, i ragazzi da mandare all’università sono cinque, e i fondi raccolti insufficienti. Per la prima volta, temo di non poter tenere fede alla mia promessa. Temo di deludere i miei bambini.

Scrivo “Bianco Come Dio” in un mese. Non c’è tempo. Lo auto pubblico. Spero che, grazie al supporto dei miei lettori, il ricavato sarà sufficiente a coprire le rette universitarie dei miei ragazzi. “Bianco Come Dio” fa questo e molto di più. Pubblicato solo in eBook e distribuito online, “Bianco Come Dio” diventa un caso editoriale che conta oggi quasi 10000 lettori, rendendo finalmente giustizia alle vite, alle lotte e alle speranze dei miei bambini. 

Mi laureo in giornalismo. I miei bambini, ormai ragazzi, iniziano l’università. Il mio orfanotrofio prospera e, con la promessa di continuare sempre a sponsorizzare l’educazione dei piccoli, lascio l’India dopo quattro anni. Lavoro in Palestina, e poi nel campo profughi di Samos, in Grecia, dove plasmo e coordino un programma educativo per bambini rifugiati sfuggiti alla guerra e provenienti dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iraq, dalla Palestina, dal Kurdistan, dall’Iran, dall’Algeria, dal Congo. 

Tutto ciò che i miei bambini mi hanno insegnato in India, io lo dono ai miei bambini qui, nel campo di Samos. Ed è qui che arriva la chiamata di Rizzoli. “Crediamo nel potenziale di ‘Bianco Come Dio’, e crediamo che le tue Missioni debbano essere conosciute in tutta Italia.” 

Qui, in questo luogo che mi sta consumando, che mi sta facendo sbiadire come essere umano, questo luogo di dolore e ingiustizia e profonda voglia di vivere, oggi so che ogni lotta, ogni lacrima o goccia di sangue versato, ogni singolo bambino aiutato significano che la nostra voce è ascoltata. 

Ogni singolo giorno vissuto significa Cambiare le Cose. Ed è così perché cinque anni fa, quando uno dei taciti, invisibili treni della vita era in partenza, ho deciso di essere il miglior me stesso possibile, invitandovi a unirvi a me e vivere davvero.

Cinque anni fa ho detto no. No a una vita che non mi appartiene. No a ciò che la gente si aspetta che faccia. No ad accontentarmi del poco che la società è disposta a concedermi. Cinque anni fa ho detto sì. Sì a una vita colma di significato. Sì alle mie aspirazioni, alle mie ambizioni, e ai miei sogni, tutti quanti. Sì al Cambiamento.

Negli ultimi 5 anni sono passato dall’essere un ragazzo arrendevole a cambiare completamente la vita di oltre 100 bambini in difficoltà, dando loro una vera, concreta, equa possibilità. Ora potremo farlo per migliaia. 

E sì, forse non avrò guadagnato granché negli ultimi 5 anni, ma se ho saputo risparmiare dolore ad altri esseri umani, allora mi considero un uomo decisamente ricco. Celebrare la vita, dopotutto, è farne il miglior uso possibile. Ce l’abbiamo fatta!

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